ACRONIMI GREEN FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

Paolo Neri, Relationship Manager Warrant Hub

 

Nella battaglia semantica tra PNRR e DNSH potrebbe spuntarla proprio il DIGIGREEN 

 

In principio furono INRI e SPQR. Ora, invece si scrive a colpi di LOL e CEO.  

Non è chiaro il motivo, ma parliamo e scriviamo sempre di più per acronimi.  

Cioè con quelle paroline, generalmente composte di tre o quattro lettere che sono formate con le lettere o le sillabe iniziali di determinate parole di una frase o di una definizione.  

Il fenomeno è universale. Impazza in tutte le lingue, ma soprattutto in inglese, idioma che ama la brevità e si presta al suono sincopato di una sigla.  

L’acronimo ha invaso l’economia e la finanza, ma pure il mondo accademico, lo sport, i media ed ora anche la sostenibilità.  

Nel mezzo di questo labirinto inestricabile che ormai sta diventando un vocabolario a sé, PNRR e DNSH sono ormai assunte a livello di parole maestre per chiunque debba misurarsi con la transizione digitale ed ecologica. 

Acronimo di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il PNRR è il programma di investimenti che l’Italia e gli altri partner Ue hanno inviato alla Commissione europea per accedere alle risorse del Recovery Fund. 

Nel caso dell’Italia, prima beneficiaria degli aiuti europei, si tratta di una dotazione di 191,5 miliardi di euro, riferibili al piano Next Generation Eu, divisi tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto, a cui si andranno ad aggiungere i 30 miliardi di un Fondo Complementare, per una dotazione complessiva di 221,5 miliardi. Quella della trasformazione digitale è una delle sei grandi aree di intervento in cui il Regolamento UE 2021/241, che istituisce il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (il principale strumento di finanziamento del programma Next Generation, prevede che ciascuno Stato membro concentri gli sforzi di investimento e riforma descritti all’interno del proprio Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). 

In particolare, il Regolamento prescrive che almeno il 20% della spesa complessiva prevista dal PNRR sia destinata a finanziare misure atte ad agevolare la transizione digitale. 

DNSH è una sigla che invece si basa su quanto specificato nella “Tassonomia per la finanza sostenibile”, adottata per promuovere gli investimenti del settore privato in progetti verdi e sostenibili nonché contribuire a realizzare gli obiettivi del Green Deal.  

Il principio Do No Significant Harm (DNSH) prevede che gli interventi previsti dai PNRR nazionali non arrechino nessun danno significativo all’ambiente.  

Tutte le misure inserite nei PNRR devono essere conformi al principio DNSH ed è compito degli Stati membri dimostrarne il rispetto. Inoltre, tutti i piani devono includere interventi che concorrano per almeno il 37% delle risorse alla transizione ecologica. 

Anche questa dissertazione a suon di acronimi ci porta ancora una volta ad una convergenza strategica di due tematiche, il digitale e la sostenibilità, che solo apparentemente sembrano domini tecnologici a sé stanti.  

Come riferisce The European House Ambrosetti, il digitale è a tutti gli effetti un fattore abilitante della transizione verde grazie alla sua capacità di dematerializzare, misurare e migliorare processi di diversa natura – energetici, industriali, di consumo – grazie alle potenzialità dei dati, tanto da poter contribuire all’abbattimento del 53,2% delle emissioni italiane al 2050.  

Quasi a sottolineare che, alla fine, in questa battaglia semantica tra PNRR e DNSH potrebbe spuntarla proprio il DIGIGREEN.

Relationship Manager di Warrant Hub – Tinexta Group e coordinatore del progetto Warrant GARDEN (Green Advanced technology Research and Development Economy), che si occupa della consulenza e dell’orientamento in tema di sostenibilità per le imprese. Laureato in Economia e Gestione delle imprese, dopo un’esperienza in ambito bancario, è entrato in Warrant Hub nel 2003, occupandosi dapprima di Business Development, per poi passare allo sviluppo di partenariati e di relazioni con le istituzioni europee nell’ambito di progetti e programmi UE per la ricerca e l'innovazione. Promotore della Digigreen Innovation e autore di diversi articoli sul tema della transizione digitale e verde, è docente dell’Online Certification Program for Digigreen Professionals del MIP Politecnico di Milano e del Master Executive SUSTMAG di Unitelma Sapienza. Da gennaio 2021 è membro del comitato tecnico scientifico di MADE – Competence Center Industria 4.0.

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